Quando la magia è infinita

Suspance…

Finito il safari scopriamo con gioia che hanno riaperto la strada principale per Jasper! Possiamo dunque arrivare in Alberta! Ragazzi, che viaggio, è proprio vero: non è importante la meta, l’importante è quello che si prova durante il viaggio. Magico, un incontro dopo l’altro: montoni delle montagne, cervi che fanno la linguaccia, aquile, scoiattoli, ancora osprey, caribù e ancora orsi! Abbiamo provato un’emozione dopo l’altra. E’ stato come tornare bambini alla scoperta del mondo. I paesaggi poi, le montagne, l’immensità della steppa e poi della prateria, infinite distese di  neve e subito dopo mari di terra. Insomma, abbiamo tribolato parecchio, discusso, mangiato km su km e hamburger su hamburger ma lo farei di nuovo, nello stesso modo, con le stesse sfortune e disavventure. Ci godiamo finalmente ogni albero, ogni nuvola, ogni colore, ogni animale.

Jasper poi è un paese stupendo, molto turistico in realtà ma un piccolo angolo di paradiso immerso nelle montagne, con piste ciclabili che ti portano ovunque, laghi dai colori più belli e…caribù mangioni.

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Come prima tappa abbiamo scelto Canyon Maligne, con il suo senso di infinito e devastazione. Ormai 4 anni fa un incendio ha distrutto parte della vegetazione e ciò che è rimasto è una distesa di alberi neri, completamente bruciati, una ferita che si sta rimarginando piano piano.

Da lì arriviamo a Maligne Lake, ahimè, il lago è completamente ghiacciato e si gode un silenzio quasi spaventoso, con la luce del sole che si riflette sul ghiaccio e ti acceca, la foresta tutta intorno che nasconde i suoi abitanti, e il vento che riesce a muovere i rami più alti creando l’unico suono udibile in questo mondo magico e anche misterioso.

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Il giorno seguente abbiamo raggiunto le Athabasca Falls con le sue scale scavate nella roccia che sembrano trasportarti nei più famosi canyon dell’Arizona. C’è una bellissima passeggiata che va dal fiume, alle cascate, ad un lago poco più in basso. Qui troviamo le classiche piramidi di ciottoli (ho scoperto che si chiamano “ometti”), quelle che si trovano anche in montagna e che, in questo caso, mettono coloro che sperano un giorno di tornare lì dove li hanno lasciati.

E’ tornando dalle Athabasca Falls che lo incontriamo di nuovo: un amico orso! Se ne sta tranquillo sul ciglio della strada a mangiare chissà cosa e facendo avanti e indietro per scoprire altre leccornie, finchè non ci attraversa davanti per arrivare al fiume. Penso che saremo rimasti fermi ad osservarlo per una buona mezz’ora, era così affascinante ed interessante. Risvegliati poi da questo sogno andiamo al Patricia Lake ed al Pyramid Lake. Per quanto mi riguarda penso che il Patricia sia più bello anche se il più famoso è il Pyramid perchè vanta un’isoletta al centro, raggiungibile tramite un ponticello molto carino. Se consideriamo i colori però, il Patricia è imbattibile, tocca tutte le sfumature di verde e di azzurro, è davvero una tavolozza perfetta.

E’ ora di tornare in albergo per la nostra ultima notte canadese.

Il giorno seguente lasciamo il Jasper National Park per arrivare al famoso Lake Louise, ovviamente anche questo infinitamente ghiacciato. Decidiamo di addentrarci nella foresta e quindi in ben 50 cm di neve per arrivare al punto panoramico, il tutto accompagnati da numerosi, curiosi, scoiattoli. Bè, devo ammetterlo, siamo sprofondati nella neve non so quante volte ma anche in questo caso ne è valsa la pena. La vista si apre sul lago e sul paesaggio circostante lasciando un’altra indelebile sensazione di infinito e gratitudine verso questa natura così imponente.

Siccome però il nostro motto è “chi si ferma è perduto”, pranziamo in fretta e via verso Banff e il Minnewaska Lake, quest’ultimo in realtà non era in programma ma fortuna vuole che ci andiamo. Non so più che parole usare per descrivere la meraviglia che si apre davanti ai nostri occhi. Questa volta lascerò che le immagini parlino per me.

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Ed è così che spero di trasmettervi tutte le emozioni che questo Canada mi ha fatto provare.

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