Weekend Alternativo: Wicklow

Ehi! Quasi mi stavo dimenticando che ho un “simil-blog” da scrivere!

Eccomi qui a raccontarvi uno dei nostri weekend alternativi, uno di quei 3 giorni di libertà in stile “toccata e fuga”.

Questa volta vi porterò con me in Irlanda, precisamente a Wicklow, una contea vicino a Dublino. Cercavo un posto nella classica campagna irlandese che non fosse troppo lontano dall’aeroporto visto che 3 giorni non sono tanti, anche perchè in realtà siamo arrivati il venerdì notte e siamo ripartiti la domenica sera per cui parliamo di 2 giorni.

Abbiamo alloggiato in un bellissimo b&b, il Wicklow Way Lodge, nel mezzo della natura, con una vista meravigliosa sulle colline. Su consiglio del proprietario, il primo giorno abbiamo fatto una passeggiata intorno a Lough Dan e Lough Lay, due laghi molto belli, il secondo ahimè è di proprietà dei signori Guinness per cui l’abbiamo ammirato solo da lontano. Sembra assurdo finchè non scopri che poco lontano da lì c’è una cascata privata con annessa l’intera vallata, ovviamente. Comunque, non perdiamo il filo del nostro viaggio.

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Avete presente quelle belle e rilassanti passeggiate intorno ai nostri laghi? Tipo un bel giro intorno al Lago del Segrino (per chi non lo sapesse è in provincia di Como, classica meta della domenica)? Dimenticatevele! Abbiamo percorso una cosa come 18km di su e giù, moltissimi su e pochissimi giù, cosa che ancora non mi spiego considerando che a una discesa dovrebbe corrispondere una salita e viceversa. Abbiamo attraversato un torrente che a momenti ci finivo dentro e l’acqua era tutt’altro che accogliente considerandone la natura ferrosa e la temperatura rigida. Ma non è tutto, abbiamo percorso la costa tra pozze, cadaveri di pecore (già!), rovi insidiosi e fiori infami. Perchè infami? Come li chiamate voi dei bellissimi fiori gialli che nascondono assurde spine che ti infilzano anche dove non dovrebbero? Ovviamente i sentieri non erano ben segnati perchè aveva piovuto fino al giorno prima e nessuno aveva ancora percorso quegli anfratti. Ma non divaghiamo, siamo saliti sulla vetta attendendo la discesa, invece ci aspettava l’ennesima salita, ed ancora il mio stupore a questo riguardo. Ma la cosa più sorprendente è un’altra; lo rifarei, si, lo rifarei ancora, magari con dei vestiti di amianto certo, ma la vista era un sogno: quell’immensità di verde, nero, giallo, lilla e vogliamo parlare dell’azzurro e bianco del cielo? Quest’Irlanda ci ha regalato due meravigliosi giorni di sole. E le notti? Wow! Le stelle? Ma che dico stelle? Potevamo vedere benissimo la via lattea e le costellazioni più famose.

Torniamo a noi però, come ben potrete immaginare, dopo i 18 km eravamo piuttosto stanchi e abbiamo cenato presto e concluso la nostra prima giornata. Il giorno seguente ci siamo diretti a Glendalough Upper Lake, magico! Magico per noi che ci siamo arrivati la mattina presto, si, perchè chi è arrivato verso l’ora di pranzo non riusciva nemmeno a parcheggiare e doveva mettersi in coda con l’auto solo per arrivare al parcheggio, altro che lago del Segrino! Ecco, questa però è stata una passeggiata molto più tranquilla, tra piccoli torrenti, poche e brevi salite, cascatine con il sottofondo dello scorrere dell’acqua e il sole scintillante. Lasciata questa meraviglia abbiamo affrontato una delle strade per il Sally Gap, che altro non è che un incrocio, si, un incrocio da sogno però! Praticamente il bello non è l’incrocio di per sè ma il paesaggio intorno alle strade che lo compongono. Un panorama diverso dall’altro in ogni km affrontato, l’immensità, la natura selvaggia. Passi km e km nel nulla, circondato solo da cespugli marroni e gialli con qualche chiazza di verde qua e là e un silenzio assordante. Ti fa sentire piccolo piccolo, forse anche un po’ impaurito ma soprattutto libero, è davvero stupendo.

Non smetterò mai di dire quanto l’uomo sia capace di creare cose meravigliose ma ha ancora molto da imparare da questa irraggiungibile e magica natura.

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Quando la magia è infinita

Suspance…

Finito il safari scopriamo con gioia che hanno riaperto la strada principale per Jasper! Possiamo dunque arrivare in Alberta! Ragazzi, che viaggio, è proprio vero: non è importante la meta, l’importante è quello che si prova durante il viaggio. Magico, un incontro dopo l’altro: montoni delle montagne, cervi che fanno la linguaccia, aquile, scoiattoli, ancora osprey, caribù e ancora orsi! Abbiamo provato un’emozione dopo l’altra. E’ stato come tornare bambini alla scoperta del mondo. I paesaggi poi, le montagne, l’immensità della steppa e poi della prateria, infinite distese di  neve e subito dopo mari di terra. Insomma, abbiamo tribolato parecchio, discusso, mangiato km su km e hamburger su hamburger ma lo farei di nuovo, nello stesso modo, con le stesse sfortune e disavventure. Ci godiamo finalmente ogni albero, ogni nuvola, ogni colore, ogni animale.

Jasper poi è un paese stupendo, molto turistico in realtà ma un piccolo angolo di paradiso immerso nelle montagne, con piste ciclabili che ti portano ovunque, laghi dai colori più belli e…caribù mangioni.

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Come prima tappa abbiamo scelto Canyon Maligne, con il suo senso di infinito e devastazione. Ormai 4 anni fa un incendio ha distrutto parte della vegetazione e ciò che è rimasto è una distesa di alberi neri, completamente bruciati, una ferita che si sta rimarginando piano piano.

Da lì arriviamo a Maligne Lake, ahimè, il lago è completamente ghiacciato e si gode un silenzio quasi spaventoso, con la luce del sole che si riflette sul ghiaccio e ti acceca, la foresta tutta intorno che nasconde i suoi abitanti, e il vento che riesce a muovere i rami più alti creando l’unico suono udibile in questo mondo magico e anche misterioso.

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Il giorno seguente abbiamo raggiunto le Athabasca Falls con le sue scale scavate nella roccia che sembrano trasportarti nei più famosi canyon dell’Arizona. C’è una bellissima passeggiata che va dal fiume, alle cascate, ad un lago poco più in basso. Qui troviamo le classiche piramidi di ciottoli (ho scoperto che si chiamano “ometti”), quelle che si trovano anche in montagna e che, in questo caso, mettono coloro che sperano un giorno di tornare lì dove li hanno lasciati.

E’ tornando dalle Athabasca Falls che lo incontriamo di nuovo: un amico orso! Se ne sta tranquillo sul ciglio della strada a mangiare chissà cosa e facendo avanti e indietro per scoprire altre leccornie, finchè non ci attraversa davanti per arrivare al fiume. Penso che saremo rimasti fermi ad osservarlo per una buona mezz’ora, era così affascinante ed interessante. Risvegliati poi da questo sogno andiamo al Patricia Lake ed al Pyramid Lake. Per quanto mi riguarda penso che il Patricia sia più bello anche se il più famoso è il Pyramid perchè vanta un’isoletta al centro, raggiungibile tramite un ponticello molto carino. Se consideriamo i colori però, il Patricia è imbattibile, tocca tutte le sfumature di verde e di azzurro, è davvero una tavolozza perfetta.

E’ ora di tornare in albergo per la nostra ultima notte canadese.

Il giorno seguente lasciamo il Jasper National Park per arrivare al famoso Lake Louise, ovviamente anche questo infinitamente ghiacciato. Decidiamo di addentrarci nella foresta e quindi in ben 50 cm di neve per arrivare al punto panoramico, il tutto accompagnati da numerosi, curiosi, scoiattoli. Bè, devo ammetterlo, siamo sprofondati nella neve non so quante volte ma anche in questo caso ne è valsa la pena. La vista si apre sul lago e sul paesaggio circostante lasciando un’altra indelebile sensazione di infinito e gratitudine verso questa natura così imponente.

Siccome però il nostro motto è “chi si ferma è perduto”, pranziamo in fretta e via verso Banff e il Minnewaska Lake, quest’ultimo in realtà non era in programma ma fortuna vuole che ci andiamo. Non so più che parole usare per descrivere la meraviglia che si apre davanti ai nostri occhi. Questa volta lascerò che le immagini parlino per me.

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Ed è così che spero di trasmettervi tutte le emozioni che questo Canada mi ha fatto provare.

Quando le sfortune possono essere piacevoli

Ebbene si, può capitare. Ovviamente te ne accorgi solo dopo perchè mentre ci sei dentro, vedere il lato positivo, non è poi così semplice. Adesso vi racconto.

Eravamo per l’appunto a Victoria e da li dovevamo tornare a Vancouver per dirigerci a Jasper, sarebbe così iniziato il nostro viaggio sulle rockies canadesi, o almeno era quello che pensavamo, perchè in realtà avremmo dovuto aspettare altri due giorni.
Come mai? Ebbene, il Canada è meraviglioso, e lo è perchè è selvaggio, naturale, imprevedibile. La forza della natura che si sprigiona in questo Paese è consistente e lo scopriamo mentre veniamo bloccati a Valemont, a poco più di un’ora di Jasper e dopo 7 ore di auto (santo marito mio). Causa del blocco? Tutto nella norma, hanno chiuso la strada per rischio caduta massi. Purtroppo non ci sono altre strade vicine che ci possano condurre a Jasper per cui decidiamo a malincuore di saltare la tappa e arrivare direttamente a Lake Luoise. Devo ammettere che, tutto sommato, il viaggio è stato davvero stupendo, su quelle strade infinite che ti portano alle montagne e poi alle praterie, è veramente un sogno, un sogno da cui non vorresti mai svegliarti, anche se ad un certo punto succede e devi tornare a casa.

Divagazione a parte, ci lanciamo così in un secondo lungo viaggio e dopo 5 ore comincia a piovere molto forte, tanto che? Tanto che, quando arriviamo a Salmon Arm troviamo un secondo blocco per esondazione e l’altra strada che ci condurrebbe alla salvezza è anch’essa chiusa per frane di fango. La cosa che più ci meraviglia è la tranquillità degli automobilisti che ci circondano, nessun clacson che suona, nessun sorpasso per arrivare prima a chiedere spiegazioni, nessuno che scende dall’auto, nessun urlo, la pace dei sensi insomma. Evidentemente sono abituati, per loro non è successo nulla di grave, basta trovare un motel e attendere. Immaginate cosa sarebbe successo nella nostra Brianza. AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA! Comunque non possiamo far altro che cercare anche noi un motel che abbia ancora posto, così da non dover dormire in auto, e sperare che il giorno successivo riaprano almeno una strada.

La mattina seguente, ahimè, è ancora tutto chiuso e non voglio commentare il disagio con l’agenzia viaggi che ci comunica che è sabato e non possono aiutarci fino a lunedì (ma siete seri? La prossima volta dirò alla natura che, di grazia, sarebbe meglio far avvenire calamità naturali solo in giorno infrasettimanali). Cerchiamo comunque di non darci per vinti e facciamo un giro per questo paesino molto grazioso e con un lago suggestivo dove si annidano i cormorani. E’ grazie a questa sosta che conosciamo dei bellissimi falchetti (gli osprey) e Janet Brown, una strampalata signora armata di attrezzatura fotografica completa, che ci spiega di come ha iniziato a fotografare e pubblicare foto di orsi per combattere la loro caccia e con essa il politico che la incentivava.

Nel pomeriggio non abbiamo ancora alcuna informazione sulla riapertura delle strade e ci spostiamo a Blue River dove dormiamo in un fantastico ed economico hotel e dove, il mattino seguente, facciamo un simpaticissimo River Safari alla ricerca di qualche orso, ma a noi cosa importa se lo vediamo o no durante il tour? Ne abbiamo appena visto uno mentre attraversavamo le rotaie del treno! Ebbene si, dove meno te lo aspetti vedi un’enorme macchia nera, avvisi il tuo amato conducente che ti porta sulla strada sterrata adiacente alle rotaie per capire bene se quello che hai visto è quello che sembra e…si! E’ proprio lui! Un gran bel black bear! Lui tranquillissimo che cerca qualcosa da mangiare e noi emozionati come non mai che lo osserviamo! Mi vengono i brividi solo a pensarci: l’emozione, la curiosità e dall’altra parte anche un po’ di paura. Ovviamente evitiamo di scendere dall’auto, non sarà un grizzly ma ragazzi che unghie!! Anche il tour ci ha permesso di vedere tanti Osprey, un fiume meraviglioso e degli angoli veramente magici, purtroppo nessun altro orso si è fatto vedere, ma va bene così.

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E con questo meraviglioso incontro vi dò appuntamento alla prossima tappa, saremo riusciti ad arrivare nell’Alberta o saremo rimasti nella British Columbia?

Quando si fa sul serio

Quando si fa sul serio, cosa? Bè, quando si fa sul serio si va in Canada! Ebbene si, il Canada è stato scelto come meta primaria del nostro viaggio di nozze, e neanche in estate, quando il meteo è più clemente, bensì a inizio maggio. Pazzia portami via! Eppure non credo di aver mai fatto una scelta migliore. Ma andiamo con ordine.
La partenza non è stata delle migliori, abbiamo rischiato di perdere la coincidenza a Parigi e abbiamo dovuto correre come dei matti per arrivare al gate due minuti prima che chiudesse (a tal proposito vorrei ringraziare le sante hostess che ci hanno accolto con dei dissetanti bicchieri d’acqua). Anche l’arrivo poteva andare meglio considerando che le nostre valigie sono rimaste a Parigi, mentre noi ci trovavamo a Vancouver. Se poi ci aggiungiamo che a Vancouver saremmo stati solo 2 giorni perchè il nostro tour come al solito era serrato, possiamo dire che anche l’arrivo non è stato brillante. Ma vediamo il lato positivo: abbiamo fatto un po’ di shopping con i soldi di AirFrance. Qui, ahimè sorge un altro problema però, eh già, perchè i negozi hanno orari, diciamo, particolari e non è facile trovarli aperti, specie se ti svegli prestissimo a causa del jet-lag.
Disastri a parte, ammetto che la prima impressione di Vancouver è stata un po’ deludente, la zona in cui alloggiamo non è che ci aiuti molto e di questo ringraziamo l’agenzia viaggi (si, prima e ultima volta, grazie). Molto bello però il museo della scienza e della tecnologia, quasi un parco giochi interattivo per bambini..e bambini un po’ cresciuti.

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Il secondo giorno ci siamo incamminati verso Stanley Park, bè, tutto un altro mondo. Intanto durante la passeggiata abbiamo visto scorci della città da togliere il fiato: con le vette innevate che si affacciano sul mare, affascinante! Il parco invece lo abbiamo girato in bicicletta perchè è piuttosto grande e come al solito abbiamo voluto strafare girandolo praticamente tutto in lungo e in largo facendo qualche pausa qua e là, in particolare ci siamo fermati in una zona del parco ricca di totem, bellissimi e veramente altissimi!

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Come già accennato, all’inizio di questo blog, non siamo molto da città per cui abbiamo lasciato Vancouver dopo una breve visita e ci siamo diretti verso Victoria, viaggio in auto e traghetto, e che traghettata ragazzi! Veramente da togliere il fiato, il paesaggio è così ricco da mandare in tilt. Queste vette innevate sono maestose e le coste ricche di vegetazione sono stupendamente silenziose.

Comunque in questa meravigliosa cittadina, evidentemente di stampo Inglese con i suoi giardini perfetti e i suoi palazzi appunto vittoriani, abbiamo visitato il Royal British Columbia Museum che racconta molto bene la storia dei nativi americani e dall’era glaciale ai nostri giorni. Ah amici, non dimenticatevi di fare colazione da Cora!!!!

E da ora in avanti..il caos! Ma restate con me, vi racconto tutto nel prossimo articolo, ricco di natura, animali, e veramente tanti ma tanti disagi.

Wales, a wonderful surprise – Parte Terza ed Ultima

Eccoci all’ultimo capitolo di questo magico viaggio.

Lasciamo Cardiff per addentrarci in un nuovo parco, il Brecon Beacons, come mai questa tappa? Bè, non possiamo perderci le cascate che portano alla Bat-caverna!! Ebbene si, in questo parco si trovano le Henrhyd Falls scelte da Christopher Nolan per “Il Cavaliere Oscuro”. Arrivarci non è stato semplicissimo perchè aveva piovuto molto e il fango rendeva il sentiero scivoloso e pericoloso ma ce l’abbiamo fatta.

Passati dietro la cascata abbiamo preferito lasciarla per passare alla meta successiva: Tintern Abbey. Ormai ovviamente rimane solo lo scheletro, d’altronde è una delle prime abbazie costruite in Galles. Comunque riesce a trasmettere un senso di maestosità e anche di pace grazie ai suoi giardini magnificamente curati, come al solito.

Superata l’abbazia ci dirigiamo a Hay-on-Wye, la città dei libri. Un sacco di librerie con libri nuovi, usati, vecchi, persino antichi, di tutto! Qui troviamo anche una sorta di biblioteca a cielo aperto, ebbene si, mensole di libri coperte da una piccola tettoia e scegli tu se prendere un libro e lasciarne uno tuo oppure (se come me non girate con dei libri nello zaino) pagare 1 o 2 pound. Fantastico!

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Ma non finisce qui, siamo instancabili e ci spostiamo a Llangarose Lake, qui abbiamo trovato la spada nella roccia ma, ahimè, non siamo riusciti a portarla a casa. Toccata e fuga e arriviamo all’ultimo b&b che ci ospiterà in questo meraviglioso viaggio: The Celyn, un luogo incantevole, ovviamente in mezzo al nulla, e ovviamente circondato dalle mie amiche pecore. La cosa affascinante di questa zona sono le strade (che poi usare la parola “strada” non è molto appropriata), si, perchè non hanno i classici marciapiedi, o guardrail, o staccionate a delimitarle, no, ci sono delle enormi siepi che non lasciano passare uno spiraglio di luce e ovviamente passa una macchina alla volta, non vi spiego l’angoscia la sera senza la minima illuminazione.

La nostra vacanza finisce qui. Questo Galles ci ha regalato magnifici panorami, ci ha riempito gli occhi di colori e il cuore di emozioni, ci ha affascinato, arricchito, ci ha meravigliato e invitato a tornare non appena sarà possibile.

See you soon, Wales!

Wales, a wonderful surprise – Parte Seconda

Continuiamo il nostro viaggio attraverso questo meraviglioso Paese.

Intanto vorrei dirvi di godervi ogni attimo in ogni paesino in cui alloggerete. La cosa più bella è passeggiare per le stradine in lungo e in largo, arrivare nei parchi ed attraversarli, è così che si scoprono gli angoli migliori. Noi per esempio abbiamo camminato nel bellissimo parco di Llanberis, costeggiando il lago e siamo entrati nel bosco attraverso un sentiero segnato (ecco, evitate magari di addentrarvi senza sapere dove state andando, lì pochi sentieri sono segnati, la maggior parte delle persone è provvista di mappa e bussola). Anche solo guardare quegli immensi alberi ti catapulta in un mondo fantastico, quasi ti ritrovi ne “Il signore degli anelli” per poi finire in “Robin Hood”, è un groviglio di sensazioni ed emozioni incredibili. Ma il bello è che in questi posti quando pensi di aver visto tutto ecco che ti si apre uno spiazzo e una torretta svetta su una piccola collina. Meraviglioso! E c’è pure la sicurezza! Ebbene si, un gran bel pecorone sta di guardia alla torretta, è così clemente però che ci lascia entrare e c’è una cosa che mi colpisce molto, paesaggio a parte: la cura per i beni altrui. Si, trovatemi voi, in Italia, un bene pubblico che non sia stato profanato da coltellini, pennarelli, cicche o altro. Non un segno, niente di niente che facesse intendere che di lì fosse passato qualcuno oltre a noi.

IMG_1459.JPGMa mi sto dilungando troppo! Se vado avanti di questo passo dovrò arrivare a “Wales, Parte Quinta”, quindi proseguiamo.

Lasciato questo meraviglioso mondo che è la Snowdonia, ci dirigiamo verso il Pembroke Shire, insomma, verso la costa, verso l’oceano. Immancabile la tappa a Freshwater West, una spiaggia ideale per il surf dove hanno girato scene di Harry Potter (avete presente il caro vecchio Dobby? Inutile dirvi di che scena si tratti), e di Robin Hood (esatto, quello con Kevin Costner). Siamo stati anche a Castle Beach a Tenby, una spiaggia famosa per il castello collegato alla terraferma soltanto durante la bassa marea. Qui lo scenario è molto diverso: non si nota più l’immensità e la potenza dell’oceano ma la miriade di persone che affollano la spiaggia e con coraggio affrontano anche le gelide acque dell’oceano, gelide anche in Agosto.

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Dopo esserci goduti un po’ di sole ci siamo diretti al nostro successivo alloggio: Tabor House a Dinas Cross. Un b&b immerso nel nulla gestito da una coppia davvero dolcissima. L’accoglienza dei gallesi è veramente calda, quasi surreale. Intanto, quando mai capita di ricevere uno sconto senza nemmeno chiederlo? Anche questo direi che gioca a loro favore. Comunque la cosa più importante è che ci siamo riposati per bene per affrontare la giornata successiva a…Cardiff.

Tappa obbligata: Cardiff Castle. Il castello è tenuto veramente bene e nel biglietto per entrare sono comprese delle audioguide molto comode. Avete presente i bambini alle giostre? Quella meraviglia nei loro occhi, la gioia e il divertimento? Proiettateli su mio marito con in mano l’audioguida. La cosa bella di queste macchinette parlanti è che per ogni zona del castello hanno uno o più aneddoti, ed è per questo che per vederlo tutto ci vuole una bella mezza giornata, almeno! La cosa particolare di questo castello è che è passato da un proprietario all’altro, ognuno con un gusto diverso per cui si vedono tutti questi passaggi di mano che lo rendono unico.

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Terminato il giro del castello ci dirigiamo a Cardiff Bay, niente di eccezionale ma ha la particolarità di aver dedicato un’intera area al fitness e al verde. C’è una sorta di penisola felice con panchine, attrezzi per tenersi in forma come il tapis roulant, un piccolo campo da basket, il tutto contornato dalla pista ciclabile affiancata da quella pedonale.

E per ora direi che è tutto, ma state tranquilli, manca solo un’ultima parte, abbiate pazienza :).

 

Wales, a wonderful surprise – Parte Prima

Questa volta dovrò essere più descrittiva e meno schematica altrimenti non riuscirei a trasmettervi le emozioni che ho provato in questo meraviglioso Paese, e spero proprio di farvi innamorare solo leggendo gli articoli che scriverò. Si, parlo di articoli al plurale perché c’è troppo da dire e un articolo non dovrebbe essere troppo lungo.

In questa prima parte ho bisogno di consigli, mi piace il modo piuttosto ironico in cui scrivo ma non credo di essere molto oggettiva, per cui vorrei semplicemente trascrivere quello che c’è nel mio diario di viaggio cartaceo. Spero vi faccia sorridere e immergere in questo piccolo tour.

 

0745330**24 (numero dell’ostello a cui abbiamo telefonato più volte per comunicare i vari ritardi): l’inizio della fine.

Ore 20:15 arrivo in aeroporto

Partenza prevista per Manchester: 22.10

Partenza effettiva: …in attesa, siamo ancora sulla pista e sono le 22.40

Nel frattempo mi chiedo perché facciano le dimostrazioni di sicurezza, nessuno ascolta e comunque la voce parla troppo in fretta e non ti fa capire quello che dovresti fare: tu sei ancora a pensare alla maschera dell’ossigeno e loro sono già al giubbotto di salvataggio (sempre che il tuo sedile ne sia provvisto). Anche se poi si riuscisse a comprendere il tutto, vorrei vedere chi, nel momento di necessità, riesce a ricordare cosa deve fare. Ma va bene così, la sicurezza prima di tutto.

Finalmente, alle 23.35 si parte e intanto spero che con il noleggio auto vada meglio.

Arrivati a Manchester con un’ora e mezza di ritardo ci ritroviamo ad aspettare il bus per il noleggio auto dove abbiamo atteso un’altra mezz’ora. Alla fine riusciamo a salire in auto e via verso l’ostello che con malavoglia ci ha atteso e ci ha concesso di fare una bella dormitina. Dico “dormitina” perché c’è troppo da vedere e non si può certo perdere tempo facendo una cosa così poco produttiva: dormire. Quindi sveglia presto e si parte con i castelli, primo tra tutti: Conwy. Stupendo, ci lascia senza parole, quasi ci fa commuovere. E’ un castello che dà sul fiume Conwy per l’appunto, ed è pure patrimonio dell’Unesco. Potremmo anche definirlo un castello didattico. Ogni ala ha la sua piantina e descrizione e qua e là trovi gli indizi per una caccia al tesoro. Comunque, in generale, il paesaggio gallese, anche con la pioggia, sembra disegnato, sembra un quadro, un giardino botanico. Per di più il primo giorno ci regala quasi sempre il sole e non possiamo fare altro che ritenerci fortunati.

Dopo Conwy è la volta di Caernarfon: maestoso, non trovo parola più adatta per descriverlo. Qui vediamo un sacco di bambini che pescano granchi. Sembrava il classico, per loro, passatempo domenicale, decisamente caratteristico.

La notte l’abbiamo passata a Llanberis, presso l’Idan House, sembra di essere a casa, la camera ha una vista lago pazzesca e il paesino è un sogno.

Dopo un’abbonante colazione inglese (non ci facciamo mancare niente noi: uova, toast, salsiccia, funghi, mmmmmmmm) ci ritroviamo un po’ confusi e senza meta ma riacquistiamo presto la lucidità e ci dirigiamo verso Lyn Idwal, un bel lago sulle montagne gallesi, nello Snowdonia Park, con una vista spettacolare. Qui le montagne sono viola con spruzzi di giallo, fiori in ogni dove, bellissimo! E i ruscelletti, la vista, i cambi di colore del cielo, gli arcobaleni, il silenzio, e che silenzio, puoi percepire davvero la forza dell’immensità che ti circonda, wow! È come essere in un luogo di pace dove niente e nessuno può rattristarti, dove tutto è facile e leggero.

IMG_1283.JPGPurtroppo la passeggiata si rivela anche un po’ “annacquata” con la pioggia che va e viene e al termine del giro ci spostiamo a Betws-y-Coed, un villaggio decisamente caratteristico con tanto di fiume, piccole cascatine e stazione del treno trasformata in deliziosi bar e negozi (tra cui uno splendido di candele artigianali). Ecco cosa stavo dimenticando! I cani (altra mia grande passione)! Questo è il paese dei cani, ce ne sono tantissimi, liberi o al guinzaglio ma sono davvero ovunque e in ogni angolo trovi ciotole dell’acqua apposta per loro. Oh mannaggia! Stavo dimenticando un’altra cosa importantissima, ieri, dopo il giro dei castelli, ci siamo recati al faro South Stak. Mamma mia, impressionante, così come il vento che soffiava. In pratica eravamo su un altissimo promontorio e ci godevamo questa infinita vista sull’oceano. Veramente inspiegabile la bellezza della natura che esplode in questo Paese. Tornando alla nostra stazione invece devo dire che sembra quasi un’isola felice (e a me le stazioni mettono sempre un po’ di tristezza). È molto solare, tutti i bambini ridono e sorridono ed è impossibile non pensare di voler essere per un attimo come Peter Pan, con tutte le patatine fritte che sto mangiando poi…

Ma ora basta fantasticare, si è fatto tardi ed è ora di rientrare dalla simpatica signora di Idan House…chi si ferma è perduto!