Hai detto anarchia?

Ebbene si, in questo viaggio siamo stati abbastanza anarchici.

Tanto per cominciare abbiamo scelto una meta inconsueta, anche se comincia ad andare quasi quasi di moda, ma soprattutto abbiamo corso contro tutti, contro le statistiche, i consigli, i bollettini meteo, e siamo partiti ad agosto, per dove? La Giordania, ragazzi!

Tutti prima di organizzare un viaggio, se lo fanno in autonomia, scrivono sul motore di ricerca: “quando andare…” e la meta scelta. Si, lo abbiamo fatto anche noi, e poi abbiamo fatto a modo nostro ugualmente.

Ce ne siamo pentiti? Mai! E i motivi sono semplici. Intanto non fa così caldo come si possa pensare, e ve lo dice una che dorme in inverno con la finestra semiaperta. Ma più di ogni altra cosa, sono pochi quelli che sfidano il web e ciò significa che ogni luogo che visiterete sarà poco affollato e ve lo potrete godere fino in fondo. La Giordania è pace, e per gustarsela davvero meno turisti ci sono meglio è, non so cosa si riesca a cogliere quando i turisti invadono Petra, che già era comunque ben frequentata anche in questo periodo.

Ma come al solito devo un attimo andare con ordine. Pronti? Via!

Siamo partiti da Milano il 30 Luglio con il proposito di attraversare praticamente tutto il Paese, saltando solo gli estremi est e nord (quest’ultimo per una questione di sicurezza anche se la Farnesina non dava indicazioni particolari). Il volo dura circa 4 ore e arriviamo ad Amman, capitale giordana, insediamento degli antichi romani e poi degli ottomani, piena di storia e di movimento, tant’è che troviamo davvero un sacco di gente anche quando entriamo nel centro città intorno alle 22.

Il giorno seguente affrontiamo la mattinata nella cittadella romana, camminando tra le rovine, i templi, le chiese bizantine, le moschee, … L’area non è grandissima per cui riusciamo ad andare anche al teatro romano nella zona nuova della città e nel frattempo organizziamo un tour per il pomeriggio tra Jerash e la rocca saracena di Ajun.

Quest’ultima è veramente molto bella e ancora piuttosto integra e sulla sua sommità c’è un bel venticello fresco ma la vera chicca è Jerash: città romana con la strada colonnata veramente ben conservata, i teatri e lo stadio che sono ancora lì in tutta la loro grandezza a farsi ammirare.

Ammetto che a questo punto il caldo comincia a farsi sentire ma basta approfittare dei numerosi venditori d’acqua (o forse sono loro che si approfittano dei turisti assetati) dispersi nel sito. Non si molla un attimo!

Nonostante tutto, riusciamo a terminare il giro, torniamo ad Amman e ci godiamo una bella cena tipica a base di Hummus e Falafel, quelle vere, per l’onerosa cifra di…7€ totali, (sì…totali…non scherzo!), ma cercate di non abituarvi, non sarà sempre così.

Il secondo giorno ci dedichiamo ad un percorso più spirituale per cui andiamo a Betania sul Giordano, dove si narra sia stato battezzato Gesù.  Anche qua il sole si fa sentire, specialmente perchè il sentiero verso il Giordano è assolutamente in mezzo al deserto, ma è sopportabile e, quando arriviamo al fiume, bagniamo i piedi e acquistiamo un po’ di “acqua santa” (santa in teoria…).  Rientriamo quindi e ci dirigiamo verso il Monte Nebo, dove Dio ha mostrato a Mosè la Terra Promessa.  E’ veramente un posto magnifico e lo si capisce già dalla strada che percorriamo per arrivarci.  Il vento accompagna questo deserto silenzioso così da non farti sentire minimamente il caldo e ti culla donandoti pace e tranquillità, sembra di essere nel Paradiso Terreste con la sua distesa di ulivi secolari e un silenzio veramente rigenerante.  È qui che apprezziamo subito la nostra scelta di affrontare il viaggio ad agosto, quando con noi ci sono si e no 5/6 persone e possiamo godere al meglio di tutte queste sensazioni.

Lasciamo questo luogo immensamente spirituale e ci dirigiamo verso il Mar Morto dove, grazie al nostro amico/autista/albergatore/tuttofare Omar, riusciamo ad usufruire di un prezzo decisamente basso per la zona e galleggiamo su queste acque che, sinceramente, non voglio sapere cosa nascondano.  Facciamo anche i fanghi e ci rilassiamo un po’, ma ci basta una toccata e fuga, anche perchè qui il caldo comincia ad essere piuttosto soffocante e non ci sembra valga del tutto la pena soffrirne.

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Corriamo così a Petra, la città dei Nabatei. Non so bene come descriverla, è come una città scavata nella roccia, con i suoi tunnel sotto il cielo, i suoi templi, le sue grotte e nicchie.  La roccia è levigata dalle sapienti mani dei Nabatei, dal vento e dall’acqua che la tocca nei periodo più freddi e fa rimbalzare la luce solare creando dei bellissimi giochi. Ogni curva è emozionante ed apre a nuovi scenari fino al famoso e maestoso Tesoro, dove si affacciano asini, dromedari, cammelli, bambini che cercano di venderti ogni cosa, dall’acqua al passaggio sul dorso di un cammello verso il Monastero. Sì, perchè per arrivare al monastero ci aspetta una bella sfacchinata, rigorosamente sotto il sole con scalinata finale, scalinata che in alcuni momenti sembrerà interminabile ma che vale assolutamente la pena affrontare con le proprie gambe (Anche perchè…poveri asinelli!). Ogni angolo sembra uguale al precedente, eppure così diverso e unico. Arrivare in cima è qualcosa che toglie il fiato (in tutti i sensi) ma non ci basta e raggiungiamo due vette da cui godere al meglio del panorama unico e indescrivibile. E’ qui che il mio fedele compagno di avventure aiuta una povera capretta con uno zoccolo incastrato in una scatoletta di alluminio. Già, in Giordania c’è un grosso problema: i rifiuti abbandonati in ogni dove, dai più piccoli ai più grandi ed il vento li sposta e trascina riempiendo le strade, il deserto, ogni cosa. Petra, essendo una meta più turistica, è un po’ più curata ed il mio auspicio è che il turismo, da poco presente, riesca ad incentivare la cultura del riciclo.

Ma torniamo al nostro tour. Il sito è molto grande e non basta certo mezza giornata per visitarlo per cui decidiamo di trascorrere anche il giorno successivo tra queste montagne che giriamo in lungo e in largo tra le varie tombe, i diversi templi, i siti per i sacrifici…niente, non ci stanca mai, neanche dopo km e km in continua salita e discesa (più salita che discesa e questa cosa mi sembra inspiegabile) così rimaniamo qui tutto il giorno, fino a sera.

La mattina dopo ci avviamo verso il Wadi Rum, il famoso deserto giordano scelto per diversi set cinematografici hollywoodiani, dove ci aspetta il nostro “beduino-guida” pronto a riempirci di scorci interessanti, aneddoti più o meno veri e…un sacco, ma un sacco, ma un sacco di tè.  Ottimo tè, sia chiaro, solo che ci viene offerto prima e dopo ogni tappa, tappe che abbiamo girato grazie ad una jeep sgangherata che sembrava abbandonarci ad ogni ripresa e insieme ad una simpatica coppia belga che ci ha accompagnato anche il giorno seguente ad Aqaba. Quando arriviamo al campeggio beduino abbiamo giusto il tempo per scalare una piccola duna e trovare un angolo da cui ammirare l’immensità del deserto e il tramonto più suggestivo che si possa immaginare, con i suoi colori meravigliosi dall’arancione, al rosso fuoco, al viola, al blu fino al nero della notte che ci ricorda che è ora di gustarci la tipica cena beduina cotta sotto la sabbia.  Ebbene sì, la carne e le diverse verdure vengono preparate la mattina, sotterrate e lasciate cuocere così grazie al caldo secco del deserto. Il risultato? Ottimo! E rigorosamente mangiato con pane giordano e mani. Dopo quattro chiacchiere tra belgi, italiani, giordani e inglesi arriva la notte, così affascinante, emozionante ed a tratti angosciante. Insomma, bellissima la natura incontaminata e il silenzio assoluto, ma se vai a dormire dopo aver visto un enorme coleottero sotto la tua tenda e sentendo di tanto in tanto rumori e calpestii…insomma, io non sono proprio così impavida, ecco. Quindi, prima soffocando per il caldo, poi tremando per il freddo, ci raggiunge l’alba con i suoi colori e il saluto dei dromedari…e di Abdul che li rincorre perchè gli mangiano le poche piante presenti nell’accampamento. Colazione a base di, dunque, un attimo che ci penso, ah si! Tè e via che si parte a recuperare l’auto per andare ad Aqaba.

Aqaba è l’unico sbocco della Giordania sul Mar Rosso, circa 30 km che però bastano e avanzano per fare immersioni e snorkeling perchè la barriera corallina è ovunque e parte dalla spaggia. L’unico problema è lo scarso, se non inesistente, rispetto verso questa meraviglia. Moltissimi non si rendono conto di quanto fragili siano questi piccoli coralli e passano il tempo seduti su di essi. Le spiagge poi sono ricoperte di mozziconi di sigarette e ossa di pollo, perchè la sera i locali si ritrovano a mangiare e far festa sulle distese di sabbia del paese.

C’è solo un modo per dimenticare questa triste immagine oltre a fare la propria parte, ed è indossare maschera e pinne e …perchè no… una bombola d’ossigeno con l’erogatore. Esatto, in questa vacanza abbiamo dato proprio tutto e ci siamo lanciati nel mondo delle immersioni conoscendo gli istruttori stupendi dell’Arab Divers Centre. Non è stato facile, lo ammetto. Alla prima respirazione dall’erogatore ho avuto non poche difficoltà e stavo per rinunciare, ma il proprietario del posto mi ha convinto a non mollare ed è stato bellissimo! Basta dimenticare tutto, smettere di pensare troppo e in un attimo ci si ritrova a nuotare accanto ai pesci ed al loro meraviglioso mondo, come se anche tu fossi parte di questo straordinario ecosistema.  Ora non vedo l’ora di rifarlo!

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Trascorriamo qui 4 giorni, giusto il tempo di fare il corso di sub e gustarci un paio di immersioni di relax e poi è ora di tornare a casa.

Cosa mi è rimasto di questo viaggio?  I colori: l’azzurro intenso del cielo che non ho trovato nemmeno nella più limpida giornata in montagna, il blu del mare, il viola, l’arancione, il giallo dei tramonti e dell’alba.  La Giordania è veramente un grande Paese: ospitale, accogliente, integrante, magico, deve solo crescere un po’ e rendersi conto e avere più cura delle meraviglie che possiede.

Hai detto Whale Shark?

Ebbene si! Ho detto squalo balena! Si, perchè non vi ho detto che dopo la traversata del Canada ci siamo spostati in Messico con l’idea di rilassarci e di fare un’esperienza unica: nuotare con lo squalo balena. C’è stato solo un piccolo problema, d’altronde tutti pensano di vederli a metà maggio quando il periodo consigliato va da giugno a settembre. Ma questo non ci ha fermato e l’anno successivo ci abbiamo riprovato, ad agosto!

Stavolta, per fare le cose fatte bene, abbiamo scelto anche di alloggiare nell’isola più frequentata da questo immenso animale: Holbox. Mai sentita vero? E’ la vicina più rustica, selvaggia e alla mano di Isla Mujeres.

Come al solito è il caso che faccia un po’ di ordine ed un passo alla volta.

Quando abbiamo pensato al viaggio abbiamo guardato subito i voli così da creare un itinerario. Il volo scelto sarebbe arrivato piuttosto tardi a Cancun per cui l’idea era di prendere un auto in aeroporto, arrivare in centro, dove avremmo dormito, per poi visitare Chichen Itza e successivamente spostarci a Holbox. E’ così che ci troviamo incastrati in un car rental piuttosto “alla mano” e ci lasciamo convincere a fare un’assicurazione full per mezza giornata di noleggio perchè “non si sa mai” (cit.). E dopo l’autolavaggio in diretta ci lasciano finalmente l’auto per arrivare in hotel, che, diciamocela tutta, potevo anche cercarlo un po’ meno imboscato ma dettagli.

Il mattino seguente via per Chichen Itza; la strada è ricca di sorprese, tra cui un affascinante casello dove non accettano carte e ti chiedono 20€ quando in realtà ne basterebbero 5 ma l’importante in questi casi è non cedere, prima o poi cedono loro, almeno in questo caso è andata così. Ma parliamo di una delle nuove meraviglie del mondo. Se avete presente i film o cartoni animati su Eldorado potete ben immaginare la spettacolarità che abbiamo visto: pareti progettate per permettere alle persone di comunicare a distanza, giochi di prospettiva che trasformano una semplice scalinata in un serpente. Un luogo veramente incredibile.

Passiamo tutta la mattina in questo posto incantato e poi andiamo alla ricerca del bus per il porto di Chiquila, dove parte il traghetto per la nostra isola. Ma..bus? Quale bus? Ah si! Quelli che devi prenotare giorni prima perchè se no sono tutti al completo! Eh niente, w i taxi sgangherati con i tassisti che si fermano a caricare la moglie che così gli fa compagnia durante il viaggio di ritorno. Ed ecco che arriviamo al porto dove ci aspettano lampi e tuoni, giusto il tempo di salpare e ci lasciamo alle spalle la tempesta e arriviamo in questa sperduta isola con strade fatte di terra e sabbia percorse da golfcar, biciclette o motorini. Le stelle splendono come sulle dolomiti perchè le uniche luci artificiali che vedi sono quelle delle torce dei turisti che si muovono per le stradine che portano al centro o agli hotel.

I giorni sull’isola sono segnati da vari tour alla scoperta delle 3 isole protette che circondano la più grande e delle principali spiagge di Holbox che sono punta Cocos e punta Mosquito, quest’ultima decisamente ha il nome più adatto. A questo proposito, come dimenticare i mosquitos? Ma che dolore!! Altro che zanzare, ti assalgono che neanche te ne rendi conto finchè non li senti morderti la pelle. Sono a decine per cui ti riempiono la schiena e non ti mollano. Ricordo benissimo la sensazione e il tentativo di farli andar via quasi frustandomi con maschera e boccaglio (le uniche cose che avevo in mano mentre pedalavo sulla spiaggia), di sicuro per chi mi ha visto è stata una scena divertente, per me un po’ meno ma diciamo che ho imparato la lezione e sono andata subito alla ricerca dello spray antimosquitos, quello vero, mica il nostro autan! Ma non divaghiamo, non mi dilungo nemmeno sulla descrizione delle 3 isole, luoghi incontaminati in cui vivono diverse varietà di uccelli, iguane, fenicotteri e mante. Voglio arrivare alla parte che ho aspettato per un anno e che ho atteso un altro anno per raccontarvi: l’incontro con lo squalo balena.

Si parte presto perchè la navigazione non sempre è breve ed  ovviamente il nostro è uno dei casi in cui è più lunga del previsto per cui ci toccano 2 ore e mezza su una lancia con onde abbastanza alte da farmi volare e riatterrare poco dolcemente fino ad arrivare in mare aperto nel punto in cui avvistiamo il primo immenso squalo balena, che diciamocela tutta, visto dalla superficie, da lontano, con le sue pinne appuntite sembra proprio uno squalo e un po’ di angoscia la mette. Sono così ammaliata che quasi non vedo l’altro esemplare passare sotto la barca ed è così che ritorno alla realtà e…arriva il mal di mare! Ovvio! Ma va bene così, chi se ne frega! In acqua passa tutto, no? In effetti si, ed ecco che lo vedo, viene verso di noi con la bocca aperta che raccoglie il plancton e se ne frega bellamente di tutti gli sguardi indiscreti fissi su di lui, non rovinerò questo momento dicendo che era come me davanti alle patatine fritte, ops! Al rallentatore, questo gigante buono si fa ammirare in tutta la sua eleganza e non contento, una volta sorpassati, torna indietro e sfila di nuovo accanto a noi. E’ stata un’emozione unica, meravigliosa, indescrivibile ed inimmaginabile.

Ma quest’isola è ricca di ogni cosa, spiagge bianche caraibiche, chioschetti, ristoranti di ogni tipo, negozietti di souvenir e di tour. Sembra un piccolo mondo di pace e semplicità. La notte la via lattea illumina il cielo e la bioluminescenza il mare. La bioluminescenza è un fenomeno per cui organismi viventi come il plancton emanano luce grazie a particolari reazioni chimiche e l’effetto è davvero magico.

Certo, non è tutto oro ciò che luccica. Vicino a tanta bellezza purtroppo si trovano anche tanti rifiuti abbandonati per strada, come in ogni Paese in cui manca la cultura della raccolta dei rifiuti (figuriamoci della raccolta differenziata), ma questo non vuol dire che non stiano imparando a migliorarsi e noi dal canto nostro dobbiamo fare quel che possiamo per essere d’esempio.

Che altro dire ancora? Questa seconda visita messicana ha dato i suoi frutti, ne è proprio valsa la pena ed il rientro ci ha lasciato il cuore pieno di adrenalina ed emozioni.

Grazie natura per averci sorpreso ancora una volta.

Weekend Alternativo: Wicklow

Ehi! Quasi mi stavo dimenticando che ho un “simil-blog” da scrivere!

Eccomi qui a raccontarvi uno dei nostri weekend alternativi, uno di quei 3 giorni di libertà in stile “toccata e fuga”.

Questa volta vi porterò con me in Irlanda, precisamente a Wicklow, una contea vicino a Dublino. Cercavo un posto nella classica campagna irlandese che non fosse troppo lontano dall’aeroporto visto che 3 giorni non sono tanti, anche perchè in realtà siamo arrivati il venerdì notte e siamo ripartiti la domenica sera per cui parliamo di 2 giorni.

Abbiamo alloggiato in un bellissimo b&b, il Wicklow Way Lodge, nel mezzo della natura, con una vista meravigliosa sulle colline. Su consiglio del proprietario, il primo giorno abbiamo fatto una passeggiata intorno a Lough Dan e Lough Lay, due laghi molto belli, il secondo ahimè è di proprietà dei signori Guinness per cui l’abbiamo ammirato solo da lontano. Sembra assurdo finchè non scopri che poco lontano da lì c’è una cascata privata con annessa l’intera vallata, ovviamente. Comunque, non perdiamo il filo del nostro viaggio.

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Avete presente quelle belle e rilassanti passeggiate intorno ai nostri laghi? Tipo un bel giro intorno al Lago del Segrino (per chi non lo sapesse è in provincia di Como, classica meta della domenica)? Dimenticatevele! Abbiamo percorso una cosa come 18km di su e giù, moltissimi su e pochissimi giù, cosa che ancora non mi spiego considerando che a una discesa dovrebbe corrispondere una salita e viceversa. Abbiamo attraversato un torrente che a momenti ci finivo dentro e l’acqua era tutt’altro che accogliente considerandone la natura ferrosa e la temperatura rigida. Ma non è tutto, abbiamo percorso la costa tra pozze, cadaveri di pecore (già!), rovi insidiosi e fiori infami. Perchè infami? Come li chiamate voi dei bellissimi fiori gialli che nascondono assurde spine che ti infilzano anche dove non dovrebbero? Ovviamente i sentieri non erano ben segnati perchè aveva piovuto fino al giorno prima e nessuno aveva ancora percorso quegli anfratti. Ma non divaghiamo, siamo saliti sulla vetta attendendo la discesa, invece ci aspettava l’ennesima salita, ed ancora il mio stupore a questo riguardo. Ma la cosa più sorprendente è un’altra; lo rifarei, si, lo rifarei ancora, magari con dei vestiti di amianto certo, ma la vista era un sogno: quell’immensità di verde, nero, giallo, lilla e vogliamo parlare dell’azzurro e bianco del cielo? Quest’Irlanda ci ha regalato due meravigliosi giorni di sole. E le notti? Wow! Le stelle? Ma che dico stelle? Potevamo vedere benissimo la via lattea e le costellazioni più famose.

Torniamo a noi però, come ben potrete immaginare, dopo i 18 km eravamo piuttosto stanchi e abbiamo cenato presto e concluso la nostra prima giornata. Il giorno seguente ci siamo diretti a Glendalough Upper Lake, magico! Magico per noi che ci siamo arrivati la mattina presto, si, perchè chi è arrivato verso l’ora di pranzo non riusciva nemmeno a parcheggiare e doveva mettersi in coda con l’auto solo per arrivare al parcheggio, altro che lago del Segrino! Ecco, questa però è stata una passeggiata molto più tranquilla, tra piccoli torrenti, poche e brevi salite, cascatine con il sottofondo dello scorrere dell’acqua e il sole scintillante. Lasciata questa meraviglia abbiamo affrontato una delle strade per il Sally Gap, che altro non è che un incrocio, si, un incrocio da sogno però! Praticamente il bello non è l’incrocio di per sè ma il paesaggio intorno alle strade che lo compongono. Un panorama diverso dall’altro in ogni km affrontato, l’immensità, la natura selvaggia. Passi km e km nel nulla, circondato solo da cespugli marroni e gialli con qualche chiazza di verde qua e là e un silenzio assordante. Ti fa sentire piccolo piccolo, forse anche un po’ impaurito ma soprattutto libero, è davvero stupendo.

Non smetterò mai di dire quanto l’uomo sia capace di creare cose meravigliose ma ha ancora molto da imparare da questa irraggiungibile e magica natura.

Quando la magia è infinita

Suspance…

Finito il safari scopriamo con gioia che hanno riaperto la strada principale per Jasper! Possiamo dunque arrivare in Alberta! Ragazzi, che viaggio, è proprio vero: non è importante la meta, l’importante è quello che si prova durante il viaggio. Magico, un incontro dopo l’altro: montoni delle montagne, cervi che fanno la linguaccia, aquile, scoiattoli, ancora osprey, caribù e ancora orsi! Abbiamo provato un’emozione dopo l’altra. E’ stato come tornare bambini alla scoperta del mondo. I paesaggi poi, le montagne, l’immensità della steppa e poi della prateria, infinite distese di  neve e subito dopo mari di terra. Insomma, abbiamo tribolato parecchio, discusso, mangiato km su km e hamburger su hamburger ma lo farei di nuovo, nello stesso modo, con le stesse sfortune e disavventure. Ci godiamo finalmente ogni albero, ogni nuvola, ogni colore, ogni animale.

Jasper poi è un paese stupendo, molto turistico in realtà ma un piccolo angolo di paradiso immerso nelle montagne, con piste ciclabili che ti portano ovunque, laghi dai colori più belli e…caribù mangioni.

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Come prima tappa abbiamo scelto Canyon Maligne, con il suo senso di infinito e devastazione. Ormai 4 anni fa un incendio ha distrutto parte della vegetazione e ciò che è rimasto è una distesa di alberi neri, completamente bruciati, una ferita che si sta rimarginando piano piano.

Da lì arriviamo a Maligne Lake, ahimè, il lago è completamente ghiacciato e si gode un silenzio quasi spaventoso, con la luce del sole che si riflette sul ghiaccio e ti acceca, la foresta tutta intorno che nasconde i suoi abitanti, e il vento che riesce a muovere i rami più alti creando l’unico suono udibile in questo mondo magico e anche misterioso.

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Il giorno seguente abbiamo raggiunto le Athabasca Falls con le sue scale scavate nella roccia che sembrano trasportarti nei più famosi canyon dell’Arizona. C’è una bellissima passeggiata che va dal fiume, alle cascate, ad un lago poco più in basso. Qui troviamo le classiche piramidi di ciottoli (ho scoperto che si chiamano “ometti”), quelle che si trovano anche in montagna e che, in questo caso, mettono coloro che sperano un giorno di tornare lì dove li hanno lasciati.

E’ tornando dalle Athabasca Falls che lo incontriamo di nuovo: un amico orso! Se ne sta tranquillo sul ciglio della strada a mangiare chissà cosa e facendo avanti e indietro per scoprire altre leccornie, finchè non ci attraversa davanti per arrivare al fiume. Penso che saremo rimasti fermi ad osservarlo per una buona mezz’ora, era così affascinante ed interessante. Risvegliati poi da questo sogno andiamo al Patricia Lake ed al Pyramid Lake. Per quanto mi riguarda penso che il Patricia sia più bello anche se il più famoso è il Pyramid perchè vanta un’isoletta al centro, raggiungibile tramite un ponticello molto carino. Se consideriamo i colori però, il Patricia è imbattibile, tocca tutte le sfumature di verde e di azzurro, è davvero una tavolozza perfetta.

E’ ora di tornare in albergo per la nostra ultima notte canadese.

Il giorno seguente lasciamo il Jasper National Park per arrivare al famoso Lake Louise, ovviamente anche questo infinitamente ghiacciato. Decidiamo di addentrarci nella foresta e quindi in ben 50 cm di neve per arrivare al punto panoramico, il tutto accompagnati da numerosi, curiosi, scoiattoli. Bè, devo ammetterlo, siamo sprofondati nella neve non so quante volte ma anche in questo caso ne è valsa la pena. La vista si apre sul lago e sul paesaggio circostante lasciando un’altra indelebile sensazione di infinito e gratitudine verso questa natura così imponente.

Siccome però il nostro motto è “chi si ferma è perduto”, pranziamo in fretta e via verso Banff e il Minnewaska Lake, quest’ultimo in realtà non era in programma ma fortuna vuole che ci andiamo. Non so più che parole usare per descrivere la meraviglia che si apre davanti ai nostri occhi. Questa volta lascerò che le immagini parlino per me.

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Ed è così che spero di trasmettervi tutte le emozioni che questo Canada mi ha fatto provare.

Quando le sfortune possono essere piacevoli

Ebbene si, può capitare. Ovviamente te ne accorgi solo dopo perchè mentre ci sei dentro, vedere il lato positivo, non è poi così semplice. Adesso vi racconto.

Eravamo per l’appunto a Victoria e da li dovevamo tornare a Vancouver per dirigerci a Jasper, sarebbe così iniziato il nostro viaggio sulle rockies canadesi, o almeno era quello che pensavamo, perchè in realtà avremmo dovuto aspettare altri due giorni.
Come mai? Ebbene, il Canada è meraviglioso, e lo è perchè è selvaggio, naturale, imprevedibile. La forza della natura che si sprigiona in questo Paese è consistente e lo scopriamo mentre veniamo bloccati a Valemont, a poco più di un’ora di Jasper e dopo 7 ore di auto (santo marito mio). Causa del blocco? Tutto nella norma, hanno chiuso la strada per rischio caduta massi. Purtroppo non ci sono altre strade vicine che ci possano condurre a Jasper per cui decidiamo a malincuore di saltare la tappa e arrivare direttamente a Lake Luoise. Devo ammettere che, tutto sommato, il viaggio è stato davvero stupendo, su quelle strade infinite che ti portano alle montagne e poi alle praterie, è veramente un sogno, un sogno da cui non vorresti mai svegliarti, anche se ad un certo punto succede e devi tornare a casa.

Divagazione a parte, ci lanciamo così in un secondo lungo viaggio e dopo 5 ore comincia a piovere molto forte, tanto che? Tanto che, quando arriviamo a Salmon Arm troviamo un secondo blocco per esondazione e l’altra strada che ci condurrebbe alla salvezza è anch’essa chiusa per frane di fango. La cosa che più ci meraviglia è la tranquillità degli automobilisti che ci circondano, nessun clacson che suona, nessun sorpasso per arrivare prima a chiedere spiegazioni, nessuno che scende dall’auto, nessun urlo, la pace dei sensi insomma. Evidentemente sono abituati, per loro non è successo nulla di grave, basta trovare un motel e attendere. Immaginate cosa sarebbe successo nella nostra Brianza. AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA! Comunque non possiamo far altro che cercare anche noi un motel che abbia ancora posto, così da non dover dormire in auto, e sperare che il giorno successivo riaprano almeno una strada.

La mattina seguente, ahimè, è ancora tutto chiuso e non voglio commentare il disagio con l’agenzia viaggi che ci comunica che è sabato e non possono aiutarci fino a lunedì (ma siete seri? La prossima volta dirò alla natura che, di grazia, sarebbe meglio far avvenire calamità naturali solo in giorno infrasettimanali). Cerchiamo comunque di non darci per vinti e facciamo un giro per questo paesino molto grazioso e con un lago suggestivo dove si annidano i cormorani. E’ grazie a questa sosta che conosciamo dei bellissimi falchetti (gli osprey) e Janet Brown, una strampalata signora armata di attrezzatura fotografica completa, che ci spiega di come ha iniziato a fotografare e pubblicare foto di orsi per combattere la loro caccia e con essa il politico che la incentivava.

Nel pomeriggio non abbiamo ancora alcuna informazione sulla riapertura delle strade e ci spostiamo a Blue River dove dormiamo in un fantastico ed economico hotel e dove, il mattino seguente, facciamo un simpaticissimo River Safari alla ricerca di qualche orso, ma a noi cosa importa se lo vediamo o no durante il tour? Ne abbiamo appena visto uno mentre attraversavamo le rotaie del treno! Ebbene si, dove meno te lo aspetti vedi un’enorme macchia nera, avvisi il tuo amato conducente che ti porta sulla strada sterrata adiacente alle rotaie per capire bene se quello che hai visto è quello che sembra e…si! E’ proprio lui! Un gran bel black bear! Lui tranquillissimo che cerca qualcosa da mangiare e noi emozionati come non mai che lo osserviamo! Mi vengono i brividi solo a pensarci: l’emozione, la curiosità e dall’altra parte anche un po’ di paura. Ovviamente evitiamo di scendere dall’auto, non sarà un grizzly ma ragazzi che unghie!! Anche il tour ci ha permesso di vedere tanti Osprey, un fiume meraviglioso e degli angoli veramente magici, purtroppo nessun altro orso si è fatto vedere, ma va bene così.

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E con questo meraviglioso incontro vi dò appuntamento alla prossima tappa, saremo riusciti ad arrivare nell’Alberta o saremo rimasti nella British Columbia?

Quando si fa sul serio

Quando si fa sul serio, cosa? Bè, quando si fa sul serio si va in Canada! Ebbene si, il Canada è stato scelto come meta primaria del nostro viaggio di nozze, e neanche in estate, quando il meteo è più clemente, bensì a inizio maggio. Pazzia portami via! Eppure non credo di aver mai fatto una scelta migliore. Ma andiamo con ordine.
La partenza non è stata delle migliori, abbiamo rischiato di perdere la coincidenza a Parigi e abbiamo dovuto correre come dei matti per arrivare al gate due minuti prima che chiudesse (a tal proposito vorrei ringraziare le sante hostess che ci hanno accolto con dei dissetanti bicchieri d’acqua). Anche l’arrivo poteva andare meglio considerando che le nostre valigie sono rimaste a Parigi, mentre noi ci trovavamo a Vancouver. Se poi ci aggiungiamo che a Vancouver saremmo stati solo 2 giorni perchè il nostro tour come al solito era serrato, possiamo dire che anche l’arrivo non è stato brillante. Ma vediamo il lato positivo: abbiamo fatto un po’ di shopping con i soldi di AirFrance. Qui, ahimè sorge un altro problema però, eh già, perchè i negozi hanno orari, diciamo, particolari e non è facile trovarli aperti, specie se ti svegli prestissimo a causa del jet-lag.
Disastri a parte, ammetto che la prima impressione di Vancouver è stata un po’ deludente, la zona in cui alloggiamo non è che ci aiuti molto e di questo ringraziamo l’agenzia viaggi (si, prima e ultima volta, grazie). Molto bello però il museo della scienza e della tecnologia, quasi un parco giochi interattivo per bambini..e bambini un po’ cresciuti.

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Il secondo giorno ci siamo incamminati verso Stanley Park, bè, tutto un altro mondo. Intanto durante la passeggiata abbiamo visto scorci della città da togliere il fiato: con le vette innevate che si affacciano sul mare, affascinante! Il parco invece lo abbiamo girato in bicicletta perchè è piuttosto grande e come al solito abbiamo voluto strafare girandolo praticamente tutto in lungo e in largo facendo qualche pausa qua e là, in particolare ci siamo fermati in una zona del parco ricca di totem, bellissimi e veramente altissimi!

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Come già accennato, all’inizio di questo blog, non siamo molto da città per cui abbiamo lasciato Vancouver dopo una breve visita e ci siamo diretti verso Victoria, viaggio in auto e traghetto, e che traghettata ragazzi! Veramente da togliere il fiato, il paesaggio è così ricco da mandare in tilt. Queste vette innevate sono maestose e le coste ricche di vegetazione sono stupendamente silenziose.

Comunque in questa meravigliosa cittadina, evidentemente di stampo Inglese con i suoi giardini perfetti e i suoi palazzi appunto vittoriani, abbiamo visitato il Royal British Columbia Museum che racconta molto bene la storia dei nativi americani e dall’era glaciale ai nostri giorni. Ah amici, non dimenticatevi di fare colazione da Cora!!!!

E da ora in avanti..il caos! Ma restate con me, vi racconto tutto nel prossimo articolo, ricco di natura, animali, e veramente tanti ma tanti disagi.

Wales, a wonderful surprise – Parte Terza ed Ultima

Eccoci all’ultimo capitolo di questo magico viaggio.

Lasciamo Cardiff per addentrarci in un nuovo parco, il Brecon Beacons, come mai questa tappa? Bè, non possiamo perderci le cascate che portano alla Bat-caverna!! Ebbene si, in questo parco si trovano le Henrhyd Falls scelte da Christopher Nolan per “Il Cavaliere Oscuro”. Arrivarci non è stato semplicissimo perchè aveva piovuto molto e il fango rendeva il sentiero scivoloso e pericoloso ma ce l’abbiamo fatta.

Passati dietro la cascata abbiamo preferito lasciarla per passare alla meta successiva: Tintern Abbey. Ormai ovviamente rimane solo lo scheletro, d’altronde è una delle prime abbazie costruite in Galles. Comunque riesce a trasmettere un senso di maestosità e anche di pace grazie ai suoi giardini magnificamente curati, come al solito.

Superata l’abbazia ci dirigiamo a Hay-on-Wye, la città dei libri. Un sacco di librerie con libri nuovi, usati, vecchi, persino antichi, di tutto! Qui troviamo anche una sorta di biblioteca a cielo aperto, ebbene si, mensole di libri coperte da una piccola tettoia e scegli tu se prendere un libro e lasciarne uno tuo oppure (se come me non girate con dei libri nello zaino) pagare 1 o 2 pound. Fantastico!

hay on wye

Ma non finisce qui, siamo instancabili e ci spostiamo a Llangarose Lake, qui abbiamo trovato la spada nella roccia ma, ahimè, non siamo riusciti a portarla a casa. Toccata e fuga e arriviamo all’ultimo b&b che ci ospiterà in questo meraviglioso viaggio: The Celyn, un luogo incantevole, ovviamente in mezzo al nulla, e ovviamente circondato dalle mie amiche pecore. La cosa affascinante di questa zona sono le strade (che poi usare la parola “strada” non è molto appropriata), si, perchè non hanno i classici marciapiedi, o guardrail, o staccionate a delimitarle, no, ci sono delle enormi siepi che non lasciano passare uno spiraglio di luce e ovviamente passa una macchina alla volta, non vi spiego l’angoscia la sera senza la minima illuminazione.

La nostra vacanza finisce qui. Questo Galles ci ha regalato magnifici panorami, ci ha riempito gli occhi di colori e il cuore di emozioni, ci ha affascinato, arricchito, ci ha meravigliato e invitato a tornare non appena sarà possibile.

See you soon, Wales!

Wales, a wonderful surprise – Parte Seconda

Continuiamo il nostro viaggio attraverso questo meraviglioso Paese.

Intanto vorrei dirvi di godervi ogni attimo in ogni paesino in cui alloggerete. La cosa più bella è passeggiare per le stradine in lungo e in largo, arrivare nei parchi ed attraversarli, è così che si scoprono gli angoli migliori. Noi per esempio abbiamo camminato nel bellissimo parco di Llanberis, costeggiando il lago e siamo entrati nel bosco attraverso un sentiero segnato (ecco, evitate magari di addentrarvi senza sapere dove state andando, lì pochi sentieri sono segnati, la maggior parte delle persone è provvista di mappa e bussola). Anche solo guardare quegli immensi alberi ti catapulta in un mondo fantastico, quasi ti ritrovi ne “Il signore degli anelli” per poi finire in “Robin Hood”, è un groviglio di sensazioni ed emozioni incredibili. Ma il bello è che in questi posti quando pensi di aver visto tutto ecco che ti si apre uno spiazzo e una torretta svetta su una piccola collina. Meraviglioso! E c’è pure la sicurezza! Ebbene si, un gran bel pecorone sta di guardia alla torretta, è così clemente però che ci lascia entrare e c’è una cosa che mi colpisce molto, paesaggio a parte: la cura per i beni altrui. Si, trovatemi voi, in Italia, un bene pubblico che non sia stato profanato da coltellini, pennarelli, cicche o altro. Non un segno, niente di niente che facesse intendere che di lì fosse passato qualcuno oltre a noi.

IMG_1459.JPGMa mi sto dilungando troppo! Se vado avanti di questo passo dovrò arrivare a “Wales, Parte Quinta”, quindi proseguiamo.

Lasciato questo meraviglioso mondo che è la Snowdonia, ci dirigiamo verso il Pembroke Shire, insomma, verso la costa, verso l’oceano. Immancabile la tappa a Freshwater West, una spiaggia ideale per il surf dove hanno girato scene di Harry Potter (avete presente il caro vecchio Dobby? Inutile dirvi di che scena si tratti), e di Robin Hood (esatto, quello con Kevin Costner). Siamo stati anche a Castle Beach a Tenby, una spiaggia famosa per il castello collegato alla terraferma soltanto durante la bassa marea. Qui lo scenario è molto diverso: non si nota più l’immensità e la potenza dell’oceano ma la miriade di persone che affollano la spiaggia e con coraggio affrontano anche le gelide acque dell’oceano, gelide anche in Agosto.

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Dopo esserci goduti un po’ di sole ci siamo diretti al nostro successivo alloggio: Tabor House a Dinas Cross. Un b&b immerso nel nulla gestito da una coppia davvero dolcissima. L’accoglienza dei gallesi è veramente calda, quasi surreale. Intanto, quando mai capita di ricevere uno sconto senza nemmeno chiederlo? Anche questo direi che gioca a loro favore. Comunque la cosa più importante è che ci siamo riposati per bene per affrontare la giornata successiva a…Cardiff.

Tappa obbligata: Cardiff Castle. Il castello è tenuto veramente bene e nel biglietto per entrare sono comprese delle audioguide molto comode. Avete presente i bambini alle giostre? Quella meraviglia nei loro occhi, la gioia e il divertimento? Proiettateli su mio marito con in mano l’audioguida. La cosa bella di queste macchinette parlanti è che per ogni zona del castello hanno uno o più aneddoti, ed è per questo che per vederlo tutto ci vuole una bella mezza giornata, almeno! La cosa particolare di questo castello è che è passato da un proprietario all’altro, ognuno con un gusto diverso per cui si vedono tutti questi passaggi di mano che lo rendono unico.

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Terminato il giro del castello ci dirigiamo a Cardiff Bay, niente di eccezionale ma ha la particolarità di aver dedicato un’intera area al fitness e al verde. C’è una sorta di penisola felice con panchine, attrezzi per tenersi in forma come il tapis roulant, un piccolo campo da basket, il tutto contornato dalla pista ciclabile affiancata da quella pedonale.

E per ora direi che è tutto, ma state tranquilli, manca solo un’ultima parte, abbiate pazienza :).

 

Wales, a wonderful surprise – Parte Prima

Questa volta dovrò essere più descrittiva e meno schematica altrimenti non riuscirei a trasmettervi le emozioni che ho provato in questo meraviglioso Paese, e spero proprio di farvi innamorare solo leggendo gli articoli che scriverò. Si, parlo di articoli al plurale perché c’è troppo da dire e un articolo non dovrebbe essere troppo lungo.

In questa prima parte ho bisogno di consigli, mi piace il modo piuttosto ironico in cui scrivo ma non credo di essere molto oggettiva, per cui vorrei semplicemente trascrivere quello che c’è nel mio diario di viaggio cartaceo. Spero vi faccia sorridere e immergere in questo piccolo tour.

 

0745330**24 (numero dell’ostello a cui abbiamo telefonato più volte per comunicare i vari ritardi): l’inizio della fine.

Ore 20:15 arrivo in aeroporto

Partenza prevista per Manchester: 22.10

Partenza effettiva: …in attesa, siamo ancora sulla pista e sono le 22.40

Nel frattempo mi chiedo perché facciano le dimostrazioni di sicurezza, nessuno ascolta e comunque la voce parla troppo in fretta e non ti fa capire quello che dovresti fare: tu sei ancora a pensare alla maschera dell’ossigeno e loro sono già al giubbotto di salvataggio (sempre che il tuo sedile ne sia provvisto). Anche se poi si riuscisse a comprendere il tutto, vorrei vedere chi, nel momento di necessità, riesce a ricordare cosa deve fare. Ma va bene così, la sicurezza prima di tutto.

Finalmente, alle 23.35 si parte e intanto spero che con il noleggio auto vada meglio.

Arrivati a Manchester con un’ora e mezza di ritardo ci ritroviamo ad aspettare il bus per il noleggio auto dove abbiamo atteso un’altra mezz’ora. Alla fine riusciamo a salire in auto e via verso l’ostello che con malavoglia ci ha atteso e ci ha concesso di fare una bella dormitina. Dico “dormitina” perché c’è troppo da vedere e non si può certo perdere tempo facendo una cosa così poco produttiva: dormire. Quindi sveglia presto e si parte con i castelli, primo tra tutti: Conwy. Stupendo, ci lascia senza parole, quasi ci fa commuovere. E’ un castello che dà sul fiume Conwy per l’appunto, ed è pure patrimonio dell’Unesco. Potremmo anche definirlo un castello didattico. Ogni ala ha la sua piantina e descrizione e qua e là trovi gli indizi per una caccia al tesoro. Comunque, in generale, il paesaggio gallese, anche con la pioggia, sembra disegnato, sembra un quadro, un giardino botanico. Per di più il primo giorno ci regala quasi sempre il sole e non possiamo fare altro che ritenerci fortunati.

Dopo Conwy è la volta di Caernarfon: maestoso, non trovo parola più adatta per descriverlo. Qui vediamo un sacco di bambini che pescano granchi. Sembrava il classico, per loro, passatempo domenicale, decisamente caratteristico.

La notte l’abbiamo passata a Llanberis, presso l’Idan House, sembra di essere a casa, la camera ha una vista lago pazzesca e il paesino è un sogno.

Dopo un’abbonante colazione inglese (non ci facciamo mancare niente noi: uova, toast, salsiccia, funghi, mmmmmmmm) ci ritroviamo un po’ confusi e senza meta ma riacquistiamo presto la lucidità e ci dirigiamo verso Lyn Idwal, un bel lago sulle montagne gallesi, nello Snowdonia Park, con una vista spettacolare. Qui le montagne sono viola con spruzzi di giallo, fiori in ogni dove, bellissimo! E i ruscelletti, la vista, i cambi di colore del cielo, gli arcobaleni, il silenzio, e che silenzio, puoi percepire davvero la forza dell’immensità che ti circonda, wow! È come essere in un luogo di pace dove niente e nessuno può rattristarti, dove tutto è facile e leggero.

IMG_1283.JPGPurtroppo la passeggiata si rivela anche un po’ “annacquata” con la pioggia che va e viene e al termine del giro ci spostiamo a Betws-y-Coed, un villaggio decisamente caratteristico con tanto di fiume, piccole cascatine e stazione del treno trasformata in deliziosi bar e negozi (tra cui uno splendido di candele artigianali). Ecco cosa stavo dimenticando! I cani (altra mia grande passione)! Questo è il paese dei cani, ce ne sono tantissimi, liberi o al guinzaglio ma sono davvero ovunque e in ogni angolo trovi ciotole dell’acqua apposta per loro. Oh mannaggia! Stavo dimenticando un’altra cosa importantissima, ieri, dopo il giro dei castelli, ci siamo recati al faro South Stak. Mamma mia, impressionante, così come il vento che soffiava. In pratica eravamo su un altissimo promontorio e ci godevamo questa infinita vista sull’oceano. Veramente inspiegabile la bellezza della natura che esplode in questo Paese. Tornando alla nostra stazione invece devo dire che sembra quasi un’isola felice (e a me le stazioni mettono sempre un po’ di tristezza). È molto solare, tutti i bambini ridono e sorridono ed è impossibile non pensare di voler essere per un attimo come Peter Pan, con tutte le patatine fritte che sto mangiando poi…

Ma ora basta fantasticare, si è fatto tardi ed è ora di rientrare dalla simpatica signora di Idan House…chi si ferma è perduto!

E ancora…Praga

Tanto per cominciare non potete non vedere Praga! E’ una città meravigliosa, vi permette di sognare, di amare, di provare tutte le emozioni del mondo in pochi giorni. Non spaventatevi se non avete un accompagnatore, proverete tutto questo in ogni caso. Rimarrete incantati dalla sua bellezza e semplicità.

Ed ora ecco i miei piccoli consigli:

Non andate dal baracchino in piazza della Città Vecchia a prendere panino e prosciutto di Praga o se proprio volete andarci state attenti a dirgli quanto ne volete o lo mangerete per tutto il soggiorno;

La città è seriamente visitabile a piedi, non fate abbonamenti strani, semmai userete i mezzi per arrivare al Petrin;

Non sono andata al Museo Nazionale Ceco ma in mia difesa posso dire che, quando due turisti ti bloccano all’entrata dicendo che è solo uno spreco di soldi e te lo dicono con molta convinzione, la voglia di scoprirlo non ti assale;

Andate a Piazza della Città Vecchia di sera, gli artisti di strada vi stupiranno e vi emozioneranno parecchio, se poi siete dei romanticoni è perfetto. Andateci anche allo scoccare di ogni ora se volete vedere l’orologio astronomico in movimento (particolare, ma non eccezionale);

Se siete appassionati di musica non perdetevi il museo della musica, molto carino ed interattivo;

Mangiate il Gulasch, davvero, non fate gli schizzinosi;

Fatevi un bel giro, con calma, al Castello di Praga comprensivo di Cattedrale (attenzione a non perdere il biglietto, per esperienza personale posso dirvi non è una grande mossa dato che vi servirà per accedere ad alcune strutture), Basilica di San Giorgio, Vicolo D’Oro, i giardini…;

Non andate via senza aver visto Petrin, se riuscite al tramonto (è una mini Tour Effeil), con annesso labirinto degli specchi (piccolo ma divertente, potrete trasformarvi in un attimo in mini super saiyan);

Il quartiere ebraico: emotivamente impegnativo, credo che sia la descrizione più adatta, per quanto mi riguarda. Proprio per questo è una tappa obbligatoria, d’altronde il passato non si può cancellare, ci può solo aiutare ad essere migliori;

Se avete tempo non perdetevi il Klementinum con il sestante di Keplero, la meravigliosa biblioteca e la vista mozzafiato dalla cupola. E’ una visita breve, circa un’ora se non ricordo male, ma secondo me è una chicca da non perdere;

Quasi dimenticavo Ponte Carlo. Il consiglio è di alloggiare nel quartiere Mala Strana, è un po’ più caro ma se cercate bene trovate sicuramente posti molto economici e vi permetterà di attraversare il ponte ogni volta che vorrete arrivare al centro, il che è una fortuna perché sicuramente lo attraverserete anche la mattina presto quando ci saranno pochi turisti;

Anche Piazza Venceslao è imperdibile, caratteristica e ricca. Se volete dare un occhio alla statua equestre rovesciata nella galleria Lucerna non andate con aspettative troppo alte, la zona è un po’ abbandonata;

Altra chicca della città è l’isola di Kampa, una gigantesca area relax all’estremità della città, con i suoi canali, il mulino, e il famoso, più o meno, muro di John Lennon.

Non dimenticatevi di mangiare anche il trdlo (impronunciabile) e la spirale di patatine fritte, la mia preferita! E camminate, camminate, osservate gli artisti su Ponte Carlo e in Piazza Vecchia, vivetela di sera, ogni sera. E godetevi la birra (a me non piace ma il mio accompagnatore ha apprezzato) che ha un prezzo imbarazzante, quasi la metà di quello dell’acqua.