Hai detto anarchia?

Ebbene si, in questo viaggio siamo stati abbastanza anarchici.

Tanto per cominciare abbiamo scelto una meta inconsueta, anche se comincia ad andare quasi quasi di moda, ma soprattutto abbiamo corso contro tutti, contro le statistiche, i consigli, i bollettini meteo, e siamo partiti ad agosto, per dove? La Giordania, ragazzi!

Tutti prima di organizzare un viaggio, se lo fanno in autonomia, scrivono sul motore di ricerca: “quando andare…” e la meta scelta. Si, lo abbiamo fatto anche noi, e poi abbiamo fatto a modo nostro ugualmente.

Ce ne siamo pentiti? Mai! E i motivi sono semplici. Intanto non fa così caldo come si possa pensare, e ve lo dice una che dorme in inverno con la finestra semiaperta. Ma più di ogni altra cosa, sono pochi quelli che sfidano il web e ciò significa che ogni luogo che visiterete sarà poco affollato e ve lo potrete godere fino in fondo. La Giordania è pace, e per gustarsela davvero meno turisti ci sono meglio è, non so cosa si riesca a cogliere quando i turisti invadono Petra, che già era comunque ben frequentata anche in questo periodo.

Ma come al solito devo un attimo andare con ordine. Pronti? Via!

Siamo partiti da Milano il 30 Luglio con il proposito di attraversare praticamente tutto il Paese, saltando solo gli estremi est e nord (quest’ultimo per una questione di sicurezza anche se la Farnesina non dava indicazioni particolari). Il volo dura circa 4 ore e arriviamo ad Amman, capitale giordana, insediamento degli antichi romani e poi degli ottomani, piena di storia e di movimento, tant’è che troviamo davvero un sacco di gente anche quando entriamo nel centro città intorno alle 22.

Il giorno seguente affrontiamo la mattinata nella cittadella romana, camminando tra le rovine, i templi, le chiese bizantine, le moschee, … L’area non è grandissima per cui riusciamo ad andare anche al teatro romano nella zona nuova della città e nel frattempo organizziamo un tour per il pomeriggio tra Jerash e la rocca saracena di Ajun.

Quest’ultima è veramente molto bella e ancora piuttosto integra e sulla sua sommità c’è un bel venticello fresco ma la vera chicca è Jerash: città romana con la strada colonnata veramente ben conservata, i teatri e lo stadio che sono ancora lì in tutta la loro grandezza a farsi ammirare.

Ammetto che a questo punto il caldo comincia a farsi sentire ma basta approfittare dei numerosi venditori d’acqua (o forse sono loro che si approfittano dei turisti assetati) dispersi nel sito. Non si molla un attimo!

Nonostante tutto, riusciamo a terminare il giro, torniamo ad Amman e ci godiamo una bella cena tipica a base di Hummus e Falafel, quelle vere, per l’onerosa cifra di…7€ totali, (sì…totali…non scherzo!), ma cercate di non abituarvi, non sarà sempre così.

Il secondo giorno ci dedichiamo ad un percorso più spirituale per cui andiamo a Betania sul Giordano, dove si narra sia stato battezzato Gesù.  Anche qua il sole si fa sentire, specialmente perchè il sentiero verso il Giordano è assolutamente in mezzo al deserto, ma è sopportabile e, quando arriviamo al fiume, bagniamo i piedi e acquistiamo un po’ di “acqua santa” (santa in teoria…).  Rientriamo quindi e ci dirigiamo verso il Monte Nebo, dove Dio ha mostrato a Mosè la Terra Promessa.  E’ veramente un posto magnifico e lo si capisce già dalla strada che percorriamo per arrivarci.  Il vento accompagna questo deserto silenzioso così da non farti sentire minimamente il caldo e ti culla donandoti pace e tranquillità, sembra di essere nel Paradiso Terreste con la sua distesa di ulivi secolari e un silenzio veramente rigenerante.  È qui che apprezziamo subito la nostra scelta di affrontare il viaggio ad agosto, quando con noi ci sono si e no 5/6 persone e possiamo godere al meglio di tutte queste sensazioni.

Lasciamo questo luogo immensamente spirituale e ci dirigiamo verso il Mar Morto dove, grazie al nostro amico/autista/albergatore/tuttofare Omar, riusciamo ad usufruire di un prezzo decisamente basso per la zona e galleggiamo su queste acque che, sinceramente, non voglio sapere cosa nascondano.  Facciamo anche i fanghi e ci rilassiamo un po’, ma ci basta una toccata e fuga, anche perchè qui il caldo comincia ad essere piuttosto soffocante e non ci sembra valga del tutto la pena soffrirne.

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Corriamo così a Petra, la città dei Nabatei. Non so bene come descriverla, è come una città scavata nella roccia, con i suoi tunnel sotto il cielo, i suoi templi, le sue grotte e nicchie.  La roccia è levigata dalle sapienti mani dei Nabatei, dal vento e dall’acqua che la tocca nei periodo più freddi e fa rimbalzare la luce solare creando dei bellissimi giochi. Ogni curva è emozionante ed apre a nuovi scenari fino al famoso e maestoso Tesoro, dove si affacciano asini, dromedari, cammelli, bambini che cercano di venderti ogni cosa, dall’acqua al passaggio sul dorso di un cammello verso il Monastero. Sì, perchè per arrivare al monastero ci aspetta una bella sfacchinata, rigorosamente sotto il sole con scalinata finale, scalinata che in alcuni momenti sembrerà interminabile ma che vale assolutamente la pena affrontare con le proprie gambe (Anche perchè…poveri asinelli!). Ogni angolo sembra uguale al precedente, eppure così diverso e unico. Arrivare in cima è qualcosa che toglie il fiato (in tutti i sensi) ma non ci basta e raggiungiamo due vette da cui godere al meglio del panorama unico e indescrivibile. E’ qui che il mio fedele compagno di avventure aiuta una povera capretta con uno zoccolo incastrato in una scatoletta di alluminio. Già, in Giordania c’è un grosso problema: i rifiuti abbandonati in ogni dove, dai più piccoli ai più grandi ed il vento li sposta e trascina riempiendo le strade, il deserto, ogni cosa. Petra, essendo una meta più turistica, è un po’ più curata ed il mio auspicio è che il turismo, da poco presente, riesca ad incentivare la cultura del riciclo.

Ma torniamo al nostro tour. Il sito è molto grande e non basta certo mezza giornata per visitarlo per cui decidiamo di trascorrere anche il giorno successivo tra queste montagne che giriamo in lungo e in largo tra le varie tombe, i diversi templi, i siti per i sacrifici…niente, non ci stanca mai, neanche dopo km e km in continua salita e discesa (più salita che discesa e questa cosa mi sembra inspiegabile) così rimaniamo qui tutto il giorno, fino a sera.

La mattina dopo ci avviamo verso il Wadi Rum, il famoso deserto giordano scelto per diversi set cinematografici hollywoodiani, dove ci aspetta il nostro “beduino-guida” pronto a riempirci di scorci interessanti, aneddoti più o meno veri e…un sacco, ma un sacco, ma un sacco di tè.  Ottimo tè, sia chiaro, solo che ci viene offerto prima e dopo ogni tappa, tappe che abbiamo girato grazie ad una jeep sgangherata che sembrava abbandonarci ad ogni ripresa e insieme ad una simpatica coppia belga che ci ha accompagnato anche il giorno seguente ad Aqaba. Quando arriviamo al campeggio beduino abbiamo giusto il tempo per scalare una piccola duna e trovare un angolo da cui ammirare l’immensità del deserto e il tramonto più suggestivo che si possa immaginare, con i suoi colori meravigliosi dall’arancione, al rosso fuoco, al viola, al blu fino al nero della notte che ci ricorda che è ora di gustarci la tipica cena beduina cotta sotto la sabbia.  Ebbene sì, la carne e le diverse verdure vengono preparate la mattina, sotterrate e lasciate cuocere così grazie al caldo secco del deserto. Il risultato? Ottimo! E rigorosamente mangiato con pane giordano e mani. Dopo quattro chiacchiere tra belgi, italiani, giordani e inglesi arriva la notte, così affascinante, emozionante ed a tratti angosciante. Insomma, bellissima la natura incontaminata e il silenzio assoluto, ma se vai a dormire dopo aver visto un enorme coleottero sotto la tua tenda e sentendo di tanto in tanto rumori e calpestii…insomma, io non sono proprio così impavida, ecco. Quindi, prima soffocando per il caldo, poi tremando per il freddo, ci raggiunge l’alba con i suoi colori e il saluto dei dromedari…e di Abdul che li rincorre perchè gli mangiano le poche piante presenti nell’accampamento. Colazione a base di, dunque, un attimo che ci penso, ah si! Tè e via che si parte a recuperare l’auto per andare ad Aqaba.

Aqaba è l’unico sbocco della Giordania sul Mar Rosso, circa 30 km che però bastano e avanzano per fare immersioni e snorkeling perchè la barriera corallina è ovunque e parte dalla spaggia. L’unico problema è lo scarso, se non inesistente, rispetto verso questa meraviglia. Moltissimi non si rendono conto di quanto fragili siano questi piccoli coralli e passano il tempo seduti su di essi. Le spiagge poi sono ricoperte di mozziconi di sigarette e ossa di pollo, perchè la sera i locali si ritrovano a mangiare e far festa sulle distese di sabbia del paese.

C’è solo un modo per dimenticare questa triste immagine oltre a fare la propria parte, ed è indossare maschera e pinne e …perchè no… una bombola d’ossigeno con l’erogatore. Esatto, in questa vacanza abbiamo dato proprio tutto e ci siamo lanciati nel mondo delle immersioni conoscendo gli istruttori stupendi dell’Arab Divers Centre. Non è stato facile, lo ammetto. Alla prima respirazione dall’erogatore ho avuto non poche difficoltà e stavo per rinunciare, ma il proprietario del posto mi ha convinto a non mollare ed è stato bellissimo! Basta dimenticare tutto, smettere di pensare troppo e in un attimo ci si ritrova a nuotare accanto ai pesci ed al loro meraviglioso mondo, come se anche tu fossi parte di questo straordinario ecosistema.  Ora non vedo l’ora di rifarlo!

XIAOYI

Trascorriamo qui 4 giorni, giusto il tempo di fare il corso di sub e gustarci un paio di immersioni di relax e poi è ora di tornare a casa.

Cosa mi è rimasto di questo viaggio?  I colori: l’azzurro intenso del cielo che non ho trovato nemmeno nella più limpida giornata in montagna, il blu del mare, il viola, l’arancione, il giallo dei tramonti e dell’alba.  La Giordania è veramente un grande Paese: ospitale, accogliente, integrante, magico, deve solo crescere un po’ e rendersi conto e avere più cura delle meraviglie che possiede.

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